BENNY MANGONE





Il Monte Analogo


per "Da ciò che raccontano le Montagne",
La casa di Wilma, San Lorenzo (TN) 2007
Testo di Linda Rigotti, Sandro Sproccati



Il blu (il cielo puro contro cui staccano le rupi dolomitiche?) è il colore sul quale ha deciso di concentrarsi Benny Mangone, che si è "rifugiato" in una nicchia speciale della galleria per deporvi i suoi oggetti. Un leggio con miliardi di parole che non riusciamo più a separare le une dalle altre finisce per dirci tutto o nulla. Ci obbliga però ad avvicinarci per vedere se proprio non vi sia alcunché da leggere... Ma da lí, dalla posizione ideale per scrutare il leggio (come dal mitico "centro di proiezione" dei dipinti prospettici, perché il discorso di Benny è ineluttabilmente un discorso sulla pittura e i suoi meccanismi linguistici), basta volgersi indietro per vedere chi (che cosa) ci sta spiando, dal momento che qualcuno (qualcosa) ci sta spiando: per vedere lo specchio - altro simbolo fondante della pittura! - e per scorgere nello specchio l'immota forma di un sasso di montagna totalmente ricoperto di pigmento blu. Il principio della pittura celeste - come in Ives Klein, come in Anish Kapoor - ovvero l'ipostasi del colore in quanto tale, il colore del colore, l'origine stessa della luce che si fa colore (il cielo, il cielo come luogo d'origine della luce) si riflette nello specchio e si coniuga con la vertiginosa altezza della montagna, proprio nella prospettiva mistico-estetica che René Daumal identificava con il "monte analogo", per poi depositarsi, quasi come per un'inevitabile catabasi, nell'altro specchio, nell'acqua della gora che si trova accanto. Il blu comunica con il blu in un gioco di equilibri e di messaggi criptati.