BENNY MANGONE





Nel mio lavoro provo a definire un punto di partenza da cui sviluppare un approccio relazionale con il luogo in cui mi trovo. Cerco di tracciare delle possibili direzioni, che attraverso riflessioni e studi, mi portino a percorsi personali che si posizionano all'interno di rapporti sociale e culturali.

È importante per me interagire con ciò che mi sta intorno, esplorare nuove narrazioni inserendomi all'interno di storie, ri-presentare spazi di incontri, confronti e riflessioni. Attivare delle dinamiche che implicano l'arte, lo spazio pubblico e i rapporti sociali. Contrapporre al concetto ultra capitalistico di sfruttamento e consumismo un concetto etico che basa la sua procedura sulla "Cura del Mondo".

Avverto l'esigenza di dirigere lo sguardo oltre i confini di unica disciplina, contaminarmi con una pratica interdisciplinare attraverso progetti e processi da costruire nel tempo e con gli altri; uscire dagli spazi ovattati deputati alle opere d'arti, per sconfinare nella vita quotidiana.

Credo che l'arte come pratica esperienziale nella vita quotidiana possa stimolare nuovi atteggiamenti del fare, di critica e di consapevolezza nei confronti del contesto in cui viviamo e nelle attività che svolgiamo e contribuire all'esercizio di una sensibilità fine al miglioramento, al cambiamento attivo del mondo e all'emancipazione individuale e sociale.

Penso sia necessario lavorare all'interno di limiti prestabiliti dall'ambiente, agire attraverso un "epistemologia operativa". Fare emergere altre forme di conoscenza e di organizzazione. Sperimentare linguaggi e forme di partecipazione che inneschino reazioni, scelte e conseguenti responsabilità presso chi partecipa, che non solo coinvolgano a un primo contatto diretto ma che possano continuare a fermentare un "qualcosa" nella sensibilità di chi esperisce anche a posteriori.